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Tracce Audio

Dall’immensa e varia discografia di Titta Ruffo una prima selezione dei brani che più rappresentano ed incarnano il grande artista di fama internazionale.

Le registrazioni sono state riprese dall’edizione completa delle incisioni di Titta Ruffo elaborata da Richard Bebb nel 1987 e pubblicata dalla Rubini Records, partendo dai dischi originali.

Amleto – O vin discaccia la tristezza

Incisione del 1920

 

Titta Ruffo debutta nell’Amleto di A. Thomas a Lisbona nel 1907 e il ruolo diventerà la sua creazione più grande. Sebbene il baritono pisano amasse di più altre parti dell’opera francese (Come un romito fior…), il Brindisi con la sua cadenza di due sol acuti a perdifiato sarà la sua aria più celebre.

[V. Vitelli, baritono]

 

Dinorah – Sei vendicata assai

Incisione del 1914

 

L’opera di Meyerbeer oggi è caduta nel dimenticatoio, ma all’epoca di Titta Ruffo era nel repertorio di tutti i maggiori teatri del mondo. L’aria in questione ha accompagnato l’intera carriera di Titta Ruffo prima come aria per le audizioni e poi nei concerti. Estesa e ricca di accenti drammatici, «Sei vendicata assai…» aderiva perfettamente alle qualità vocali ed espressive del baritono pisano.

[V. Vitelli, baritono]

 

La Gioconda – Enzo Grimaldo [con Gigli]

Incisione del 1926

 

Nella dicitura originale questa registrazione reca lo scritto «non pubblicato». Cosa avesse spinto gli interpreti a prendere una decisione simile, con ogni probabilità, non lo sapremo mai ma per fortuna, molti anni più tardi, cambiarono idea e oggi possiamo goderci questo incontro straordinario. Il duetto della Gioconda fu registrato nel 1926 quando il giovane Gigli era giunto al Metropolitan di NY per raccogliere la pesantissima eredità del grande Caruso, prematuramente scomparso. Naturalmente qui non tocchiamo le vette del mitico duetto dell’Otello tra Titta Ruffo e Caruso, ma, in un certo senso, è una testimonianza tangibile di quanto fossero alte le speranze dei newyorkesi per il giovane tenore di Recanati.

[V. Vitelli, baritono]

 

I Pagliacci – Si può… Un nido di memorie 

Incisione del 1912

 

Considerato da molti critici il manifesto operistico del verismo, rimane fino ad oggi il traguardo di ogni baritono. Oltre ad un magnifico cantabile la tradizione (più volte minacciata dalla corrente filologica) vuole che il baritono canti un La bemolle acuto e un Sol in chiusura. Dunque una romanza estremamente impegnativa sotto l’aspetto puramente vocale ma il testo (opera anch’essa di Leoncavallo) è impregnato di quei contenuti che ne fanno appunto un manifesto verista. Il gioco tra vero e falso, tra commedia e realtà è questo l’ingrediente de I Pagliacci. Straordinarie voci hanno apposto un sigillo tra queste pagine musicali ma nessuno di costoro ha potuto resistere all’ascolto dell’interpretazione principe: quella di Titta Ruffo. Al di là della già nota preferenza dello stesso compositore per il baritono pisano, Ruffo ha mostrato per il ruolo di Tonio una particolare cura che va ben oltre l’aspetto propriamente vocale. La sua personalissima interpretazione, ma forse è più corretto parlare di immedesimazione, presa da un reietto incontrato durante una vacanza a Montecatini, dimostra la perfetta connessione tra autore e interprete, perseguendo entrambi il VERO.

[V. Vitelli, baritono]

 

L’Africana – All’erta marinar

Incisione del 1915

 

Questa è una invettiva senza accompagnamento d’orchestra, un unicum discografico che permise a Titta Ruffo di sfoggiare tutta la potenza dei suoi accenti e di emettere nel finale un sontuoso La bemolle. L’Africaine è un’opera che entrò prepotentemente in repertorio nei primi decenni del secolo scorso (basti pensare all’aria «O paradiso» cantata da Beniamino Gigli) e il baritono pisano caratterizzò il ruolo dello schiavo Nelusko in modo così unico da diventare un riferimento per i suoi contemporanei e per le generazioni future.

[V. Vitelli, baritono]

 

Otello – Credo in un Dio crudel

Incisione del 1914

 

Titta Ruffo registrò quest’aria solo due volte nei trent’anni di carriera ma il ruolo di Jago lo portò in scena di frequente. Tra i suoi partner più celebri ricordiamo il tenore Zenatello, fondatore del festival estivo dell’Arena di Verona.

[V. Vitelli, baritono]

 

Otello – Si pel cel marmoreo giuro [con Caruso]

Incisione del 1914

 

Questo duetto fu registrato a NY l’8 gennaio del 1914. Si narra che non fu necessaria alcuna ripetizione. Potremmo chiamarlo «Scontro tra Titani». Alla sua pubblicazione divenne subito popolarissimo e il trascorrere del tempo ne ha soltanto accresciuto il mito. Registrato nel massimo fulgore vocale di entrambi gli artisti, il duetto dell’Otello rappresenta ancora oggi l’empireo della storia vocologica. Caruso preparava da anni il ruolo di Otello e il Metropolitan di NY aveva programmato il debutto del tenore napoletano nel ruolo del moro proprio con Ruffo. La malattia e la conseguente prematura scomparsa di Caruso non permisero mai che questo evento accadesse.

[V. Vitelli, baritono]

 

Rigoletto – Pari siam

Incisione del 1908

 

Il monologo del primo atto di Rigoletto, rispetto all’invettiva del secondo atto «Cortigiani, vil razza dannati» ci mostra, oltre la baldanza puramente vocale, l’istinto attoriale di Ruffo. La capacità di colorire e scolpire ogni parola senza mai uscire dalla linea vocale verdiana. Verdi, durante la composizione del Rigoletto, lavorava al Re Lear e difatti il «Pari Siamo» è un monologo a struttura più recitata che cantata. Tra queste pagine l’amore viscerale di Ruffo per Shakespeare trova la perfetta commistione col medesimo sentimento di Verdi per il bardo di Avon.

[V. Vitelli, baritono]

 

Visione veneziana

Incisione del 1912

 

Aria da camera composta da Brogi che Titta Ruffo ha registrato in diverse stagioni della sua carriera con orchestra o anche solo al pianoforte come con l’ultima, magica registrazione elettrica del 1933 a carriera praticamente conclusa e in una forma vocale ancora ragguardevole. Nel corso del novecento dopo Ruffo, Visione Veneziana è entrata nel repertorio concertistico di tanti straordinari artisti lirici italiani da Di Stefano a Cappuccilli fino Siepi ma resta fondamentalmente legata alla voce del baritono pisano.

[V. Vitelli, baritono]

 

Zazà – Zazà piccola zingara

Incisione del 1912

 

Opera di Ruggero Leoncavallo, ebbe la sua prima esecuzione al teatro Lirico di Milano diretta da Arturo Toscanini il 10 novembre del 1900. Ruffo non fu il primo Cascart della storia e non fu mai diretto da Toscanini ma si cucì addosso il ruolo di Cascart già dopo il suo debutto, tanto da diventare, lungo la sua trentennale carriera, il baritono prediletto del compositore calabrese che gli dedicò la sua ultima opera: Edipo Re. Zazà è un’opera a metà tra verismo e la dilagante moda parigina del cafè-chantant. La romanza “Zazà piccola zingara” permette a Ruffo di unire il prodigio del registro acuto con la bellezza del grande legato di tradizione puramente ottocentesca.

[V. Vitelli, baritono]